Laura Di Gianfrancesco si confessa: sono stata ispirata da “Harry ti presento Sally”

Qualche giorno fa, durante un corso di scrittura creativa mi è stato chiesto chi fosse il mio autore di riferimento, quello che ha cambiato di colpo la mia visione della scrittura e che mi ha fatto dire “Ecco, io vorrei arrivare a scrivere così.” Sono rimasta senza parole, perché non mi veniva in mente un nome che fosse uno! Non perché non ne avessi, per il motivo contrario: son fin troppi. Se tengo conto di vivere con un libro sempre di fianco da quando avevo circa dieci anni (ma credo anche prima), leggo con costanza da ben più di trenta. Poi, mentre ascoltavo i commenti degli studenti, ho avuto la folgorazione. Perché in verità non è stato un libro a dare una svolta alla mia voglia di scrivere, ma un film: è stato “Harry ti presento Sally“. Tutta colpa di Nora Ephron.

Mi ricordo che rimasi senza parole. Che dialoghi perfetti, efficaci, veri.

L’ho visto un’infinità di volte, so a memoria anche la versione originale che, vi assicuro, è ancora più bella. Ho letto la biografia di Billy Cristal per scoprire più segreti di backstage possibili e anche il romanzo della Ephron “Il collo mi fa impazzire” ne offre altri inconsapevoli.

Mi faceva sempre riflettere il modo in cui la vita di coppia veniva analizzata, spiattellata, presa in giro e vissuta con seria leggerezza. Che fosse proprio così la vita?

I dialoghi della Ephron continuavano a ronzarmi nella testa, perché quando mi sono ritrovata single a trentacinque anni, ho capito che li stavo vivendo. Che tutto quello che avevo imparato a memoria, si stava svolgendo nella mia quotidianità. Che la generazione di single, cuori spezzati, solitudini alla ricerca di compagnia, non era poi tanto diversa che fossimo a New York o nella Pianura Padana.

Così, pian piano, è nata Azzurra (la protagonista del mio romanzo Le rondini non si scontrano mai) nella mia testa. Per un po’ l’ho adottata come coinquilina. Le ho creato il giro di amicizie con le quali era solita parlare al telefono, una famiglia un po’ anomala, un uomo che le dava amore senza mai dirlo. Ho seguito le sue giornate, le sue riflessioni, i suoi momenti di alti e bassi e mi sono immaginata i dialoghi che ho sempre adorato. Prima della storia in sé, io avevo già in testa le scene. Stavo creando il mio “Harry ti presento Sally” tutto personale.

Mentre costruivo la trama, me li vedevo di fianco a conversare davanti a un caffè, al ristorante, in cucina. E ridevo con loro, mi arrabbiavo con loro. Nell’anno di stesura del mio romanzo, sentivo casa mia un po’ sovraffollata e nonostante la mia “selvaticità” ci stavo bene. Tanto che alla fine del libro, le stanze mi sono sembrate vuote.

Poi ho capito che i personaggi che crei sono come i gli amici di vecchia data: puoi vederli con poca assiduità, ma sono sempre con te.

Laura Di Gianfrancesco