È curioso, ma non sarà un caso, che yoga e scrittura siano emerse nella mia vita nello stesso periodo. Pensandoci ora, credo che siano sempre state presenti, ma in un silenzioso decantare.
Fin da quando ho iniziato a leggere da bambina, con i fumetti di Topolino, la scrittura mi ha accompagnata in parallelo. A scuola scrivevo temi e a casa mi divertivo scrivendo riassunti dei libri che leggevo.  Avevo creato una mia Anobii – una libreria virtuale – senza saperlo.
Con lo yoga la cosa non è stata molto diversa, a parte il fatto che in famiglia mi prendevano tutti in giro. Non era normale, per loro, trovarmi sul tappeto con le gambe accartocciate in strane posizioni per me così semplici.
Anni fa, proprio nello stesso periodo, mi sono iscritta al mio primo corso di scrittura creativa e sono andata alla ricerca di un centro yoga. Devo dire che sono stata fortunata in entrambi i casi.
L’insegnante di scrittura, Alessandra Perotti, quella che un giorno sarebbe diventata la mia editor e una delle più importanti amiche, mi introdusse in un mondo nuovo dove per prima cosa imparai a leggere con più consapevolezza e poi a mettere su carta le idee con un metodo.
Chiara Zanforlin mi accolse nel suo centro yoga, senza spaventarsi della mia rigidità ma insegnandomi che con pazienza e costanza si possono superare molti limiti, perché spesso sono solo nella nostra testa.
Entrambe mi hanno dato fiducia, senza fretta. E hanno avuto ragione, nonostante i miei dubbi.
Sia la scrittura che lo yoga sono attività che necessitano di tempo, solitudine e concentrazione. Senza costanza e allenamento, non si possono raggiungere risultati in entrambe le discipline. Certo, ci vuole una certa attitudine o talento, ma senza lavoro, restano solo tali.
Ora, dopo tanti anni, posso dire con certezza che non potrei fare a meno di nessuna delle due cose. Quando la quotidianità ti porta a fine giornata con tanta stanchezza ma con ancora la voglia di srotolare un tappetino o accendere il pc, è perché la soddisfazione che si prova è la giusta risposta a tanta fatica.
Laura Di Gianfrancesco