emozione della presentazione

L’emozione di una presentazione non è facile da descrivere ma ci voglio provare.

“Buonasera a tutti, grazie per essere qui…” così comincia l’avventura del mio primo bambino di carta a confronto col pubblico.

Negli ultimi anni ho partecipato ad alcuni incontri con l’autore: ho scoperto libri che non conoscevo oppure il volto di chi ha dato voce a pagine che ho amato: il mio libro, allora, era ancora solo un sogno nel famoso cassetto. Poi la magia di un meraviglioso risveglio, fatto di lavoro costante, impegno, pazienza e creatività ed ecco che, dall’altra parte del microfono… wow! Ci sono io!

È fantastico: presentare “Solo per mezz’ora” è un’avventura entusiasmante, ogni volta nuova, adrenalinica, appagante.

Concordati gli argomenti che verranno presentati, vado a cercare dei brani che vorrei venissero ascoltati dai nostri ospiti; qui arriva la prima sorpresa. Mi imbatto in pagine che, non ci crederete, avevo  dimenticato. Allora mi incuriosisco, vado avanti a leggere e mi chiedo: ma davvero l’ho scritto io? Oppure: cavoli, è vero, mi sentivo proprio così… ah, già, quella volta è stato proprio bello… e mi distraggo dal mio compito, vado avanti a leggere fino a che il grillo parlante salta su a ricordarmi che ho un certo lavoretto da fare!

Come al solito, poi dimentico il tutto, presa dalla quotidianità coi suoi ordinari impegni e all’improvviso il calendario mi ricorda che ci siamo: oggi è il gran giorno! O mamma, non sono pronta, cosa mi metto stasera, mannaggia un brufolo grosso come un’oliva in piena fronte, come non se ne vedevano dall’adolescenza, spuntato proprio stamattina! Manteniamo la calma, respiro, ci penserò dopo, quando sarà il momento. Il momento a fine giornata arriva, e con lui il batticuore, un caldo pazzesco, suderò come una fontana (e se poi si vedono le pezze? Che figure!), cosa dico? dove metto le mani, cavolo, come tremano…

L’emozione sale e fino a toccare il culmine pochi minuti prima dell’inizio dell’evento; la bocca si secca, la voce tremola, mi schiarisco la gola in continuazione e penso: se poi si annoiano? Adesso racconterò un sacco di cose che mi riguardano: risulterò antipatica? Come mi giudicheranno? E se nessuno sarà incuriosito dal libro?

L’ansia però era già compresa nel pacchetto-pubblicherò-un- libro. Sapevo che il momento del confronto diretto col pubblico sarebbe arrivato e che mi sarei dovuta necessariamente esporre al giudizio altrui. L’ho accettato, quindi nonostante mi faccia una gran paura e non mi senta all’altezza, lo affronto ricordandomi che la motivazione per cui sono lì è condividere un’esperienza. Potrà piacere o no, ma è un regalo che ho deciso di fare al mondo; non mi tirerò indietro.

Poi però il regalo più bello viene fatto a me. Le persone intervengono, pongono domande, fanno apprezzamenti sul libro che mi lasciano a bocca aperta. Si raccontano. Condividono la loro storia con me, perché le mie emozioni sono anche le loro, e tra quelle pagine hanno trovato voce. Nell’atmosfera della serata trovano accoglienza. C’è calore, partecipazione, interesse… qualche volta ci si commuove e nulla è più intenso che vedere negli occhi dell’altro rispecchiarsi il luccichio dei propri.

Quando firmo le dediche e scopro i nomi dei compagni di viaggio che ho incontrato, l’ansia se n’è andata del tutto, lasciando il posto ad una profonda gratitudine e gioia. Un senso di pienezza mi scalda il cuore, illumina il mio sguardo e sento che sto vivendo la realizzazione del mio sogno. Con tutta me stessa. E non vedo l’ora che arrivi il prossimo appuntamento!

Aurora Cattinelli, autrice di “Solo per mezz’ora